Lunedì 27 luglio, in occasione delle serate dedicate ai classici del pensiero liberale e libertario, abbiamo presentato “Il potere : origini, metafisica, limiti” di Bertrand De Jouvenel. Erano con noi Gabriele Ciampini, dottore di ricerca in Storia delle dottrine politiche presso l’Università degli Studi di Firenze, Giovanni Giorgini, professore di Storia delle dottrine politiche presso l’Università di Bologna e Francesco Raschi, professore di Storia del pensiero politico presso l’Università di Bologna. Il libro, pubblicato a Ginevra nel 1945, durante l’esilio svizzero del suo Autore, è la testimonianza di un momento molto preciso nella parabola intellettuale e speculativa di Bertrand De Jouvenel. Un momento dove De Jouvenel, dopo una fase giovanile in cui giunse a comporre nel 1928 un’opera pensata per superare il capitalismo, orientando l’economia in senso sociale, dopo le esperienze giornalistiche ed intellettuali degli anni Trenta, che lo avvicinarono a posizioni ed esponenti della destra francese e alla convinzione che la crisi europea poteva essere superata solo da un esperimento federale, un momento, dunque, in cui, con la Francia occupata dall’esercito nazista, sentì di doversi interrogare sul “Potere”. La connotazione principale della sua analisi al potere è quella della sua configurazione nella forma “Stato”, in particolare nella riflessione intorno alla nascita, al radicamento e all’affermazione della moderna statualità. De Jouvenel vedeva intorno a sé a cosa aveva portato il processo di statalizzazione delle nazioni, qualcosa che poteva essere definito come un aumento ipertrofico degli ambiti di competenza dell’organismo statuale a discapito di quelli degli individui. Inoltre, lo Stato, nel suo percorso che partiva dal tramonto del Medioevo per snodarsi lungo la prima età moderna e la matura modernità, fino al fenomeno decisivo, intellettuale, politico e sociale, rappresentato dalla Rivoluzione Francese e oltre, si caratterizzava come un fenomeno sempre più omnicomprensivo e sempre più assoluto. Esempi di questa esondazione dello Stato erano icasticamente, e drammaticamente, rappresentati dalle due spaventose Guerre Mondiali, che si presentavano proprio come le conseguenze inevitabili di questo “Potere” sempre più grande degli apparati burocratici, politici, amministrativi e militari sul singolo. La vigilanza su questo aspetto e su questa continua tensione fra i sempre più forti tentativi degli Stati di fagocitare ogni aspetto che sia nei loro confini e le naturali e giustificate rimostranze dei singoli individui, compiendo una resistenza in nome dei diritti e della libertà, ebbene, questa vigilanza è una prerogativa del pensiero liberale, della visione liberale, che è una continua riflessione sul “Potere”, problematica centrale della politica stessa e di ogni filosofia che si interroga sulla convivenza. Il libro è molto ricco, estremamente strutturato, per certi versi decisamente articolato, capace di contenere al suo interno decine di idee e di intuizioni davvero stimolanti ed è scritto con una prosa elegante e chiara. Esso è il primo volume di una trilogia idealmente legata, trilogia che proseguirà nel 1947 con “Sulla sovranità” e che vedrà il suo apogeo ne “La teoria pura della Politica” del 1963. Bertrand De Jouvenel fu sicuramente un teorico della politica, un analista della parabola storico-ideale ed un intellettuale estremamente originale, di grande interesse e di ragguardevole fascino per chi volesse, sicuramente con profitto, accostare i molti contributi che le diverse stagioni del suo pensiero hanno saputo offrirci. Entrato fra i fondatori della Mont Pelerin Society nel 1947, anche in virtù delle posizioni contenute in questo libro e a motivo di una stima personale di cui godeva presso Friedrich August von Hayek, ne uscì negli anni Sessanta, principalmente in quanto gli sembrava che l’associazione liberale fosse troppo incline ad una visione liberista ed economicista della società. Per rimanere a questo formidabile, per moltissimi aspetti, contributo del 1945, non è possibile non rilevare come esso sia ampiamente debitore della grande tradizione liberale francese, quella che, partendo dalle basilari posizioni di Montesquieu, passa lungo la sensibilità di Benjamin Constant per arrivare alle grandi riflessioni di Alexis de Tocqueville, soprattutto nelle parti che riguardano i pericoli della democrazia. Perchè, se il pensatore normanno aveva saputo mettere in guardia il liberalismo e la filosofia politica in genere sulle problematiche a cui poteva portare la democrazia, De Jouvenel, riprendendone la lezione, ci avverte che la democrazia non può e non deve essere ritenuta il parametro inscalfibile ed indiscutibile su cui rapportare tutto, anche a motivo, ma non solo, del fatto che essa ha fatto da porta ad alcune forme di totalitarismo. Bertrand De Jouvenel, poi, è probabilmente l’Autore che per primo ha elaborato l’espressione e il concetto di <
Valori liberali
L’Associazione Lodi Liberale si ispira ai valori del liberalismo.
Crediamo nell’uguaglianza degli uomini davanti alla legge, ma contestualmente consideriamo la diversità una risorsa e un’opportunità di crescita nel confronto, non un problema.
Crediamo che tutti gli individui abbiamo una conoscenza limitata e fallibile, perciò non confidiamo nel governo degli uomini ma nel governo della legge.
Crediamo nella pluralità dei valori e che quindi nessuno, neanche lo stato, abbia il potere di imporre i propri valori a nessun altro, ma che ci siano valori minimi, propri della civiltà occidentale, che sono inderogabili... (Carta dei Valori Lodi Liberale)

